Chi è lo psicologo

L'efficacia della psicoterapia

Il metodo dell'inchiesta: le esperienze di 6000 pazienti.


Per ritrovare il benessere psichico a quale professionista o tipo di aiuto ricorrere? Per rispondere a queste e a molte altre domande sulla psicoterapia è stata condotta una ricerca che ha chiesto ai pazienti di raccontare la loro esperienza tramite un questionario. L'indagine è stata condotta tra novembre e dicembre del 2012 in Italia, Belgio, Brasile, Portogallo e Spagna. Le persone coinvolte, di età compresa tra i 18 e i 74 anni, sono state in totale 6.000, in Italia 1.343.

Negli ultimi tre anni il 29% di chi ha risposto al questionario ha fatto ricorso ad un aiuto professionale per affrontare problemi emozionali o psicologici (depressione, ansia, stress, insonnia, attacchi di panico...); più che in passato: dieci anni fa era il 23%. Resta stabile invece l'attitudine verso la psicoterapia: il 61% ritiene utile rivolgersi ad uno psicoterapeuta quando si sta attraversando un momento difficile nella propria vita. Ma resta la paura di essere stigmatizzati, in altre parole di essere definiti "matti": il 15% degli intervistati ha dichiarato che si sentirebbe a disagio ad andare da uno psicoterapeuta, a causa di ciò che gli altri potrebbero pensare.
La ricerca di un aiuto psicologico è frutto dell'iniziativa personale nel 39% dei casi: bene, perché prendere coscienza dei propri problemi è il primo passo sulla strada della soluzione. Nel 27% dei casi la decisione è però legata all'insistenza di amici e parenti.

Non vado dallo psicologo

Tra i professionisti i più consultati sono lo psicologo e il medico di famiglia, meno lo psichiatra e il neurologo, ai quali si associa un problema di maggiore gravità, in cui è necessario usare i farmaci. Alta la percentuale (40%) di chi, pur essendogli stato consigliato (dal partner, da un amico o da un parente) di farsi aiutare da uno specialista, ha preferito non farlo. Un terzo di loro perché ritiene di avere in sé le risorse per poter affrontare il problema autonomamente, un altro terzo perché è convinto che sia sufficiente il sostegno di famiglia e amici.

La terapia funziona

Le terapie funzionano. Lo dimostrano le altissime percentuali di quanti considerano migliorata la loro condizione dopo essersi sottoposti a una terapia, mentre sono pochi i casi in cui i nostri intervistati sono andati incontro a un peggioramento. In questo senso la percentuale più alta (8%) la si registra tra i pazienti che seguono una cura che prevede solo psicofarmaci. Al contrario le terapie che sembrano maggiormente funzionare sono quelle che prevedono l'associazione di farmaci e psicoterapia, in altre parole pillole e dialogo. È comunque sbagliato pensare che l'approccio combinato debba essere per tutti i pazienti quello più efficace. Quanto ai farmaci, il problema maggiore è rappresentato dall'utilizzo eccessivo. L'uso di antidepressivi ed ansiolitici è talmente cresciuto negli ultimi decenni, da far pensare che sia in corso un'epidemia di malattie mentali. Da una parte il medico tende a diagnosticare come sindromi depressive condizioni che sono del tutto normali (per esempio la reazione ad un lutto) e a prescrivere psicofarmaci con molta facilità, dall'altra sono gli stessi pazienti a farne richiesta al proprio medico o a procurarseli su internet, considerandoli una scorciatoia per superare il disagio emotivo.

La sorpresa del medico di famiglia

Nella ricerca è stato chiesto a chi ha fatto ricorso ad un aiuto professionale di indicare il livello di soddisfazione e il risultato della terapia. Con gli psicologi si ottengono miglioramenti nel 75% dei casi, mentre con gli psichiatri la percentuale scende al 60%: è quanto dichiarano i pazienti degli uni e degli altri. La vera sorpresa sono i medici di famiglia, considerati sufficientemente in grado di occuparsi della salute mentale dei loro assistiti.

 

Livello di soddisfazione per terapeuta (%)

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Livello di soddisfazione per terapia (%)

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Psicanalisi & Co.: non una, tante psicoterapie

Alla base della psicoterapia c'è l'instaurarsi di un rapporto di fiducia tra psicoterapeuta e paziente. Il compito della psicoterapia non è di dare consigli, come potrebbe fare un amico o un familiare, ma di aiutare il paziente a rendere sistematica la riflessione sulla difficoltà e ad imparare ad affrontarla. Ecco quali sono le psicoterapie più comuni.

Psicanalisi e altri modelli psicodinamici

L'obiettivo di questa psicoterapia è identificare e comprendere i momenti chiave per lo sviluppo della personalità di una persona, per ridurne i conflitti interiori e i sentimenti inconsci, come il senso di colpa. Alla base della psicanalisi, fondata da Freud agli inizi del secolo scorso, c'è il concetto fondamentale di inconscio. Si parte dal principio che i disturbi mentali sono espressione di conflitti psichici inconsci, che sono indipendenti dai processi volitivi coscienti. La presa di coscienza dei conflitti interiori aiuta a rimuoverli o almeno ad attenuare i problemi. Per questo l'attività principale dell'analista è quella dell'interpretazione, da parte sia del professionista che del paziente, e si concentra per lo più sulla ricostruzione delle esperienze passate del paziente, che questi manifesta attraverso libere associazioni di idee e sogni. Dalla psicanalisi classica sono derivati altri tipi di terapie, generalmente definite psicodinamiche, come quella junghiana, adleriana e bioenergetica. La psicanalisi è indicata per ansia, depressione, difficoltà di relazione con gli altri, approfondimento dell'autoconoscenza e dell'evoluzione personale.

Psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Si basa sull'idea che il modo in cui ci sentiamo è influenzato dai nostri pensieri, dalle cose in cui crediamo e dal modo in cui ci comportiamo. Le persone con un problema psicologico tendono ad avere pensieri negativi, che li condurranno ad avere comportamenti scorretti come smettere di fare attività piacevoli. La terapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, incoraggia le persone ad intraprendere nuove attività e a mettere per iscritto i loro pensieri e i loro problemi. Aiuta a sviluppare le abilità delle persone e a identificare e annullare i pensieri negativi, rivalutando le proprie percezioni e credenze. È indicata soprattutto per depressione, ansia e problemi di autostima.

Psicoterapia sistemico-relazionale.

Considera l'individuo e il contesto sociale in cui è inserito e all'interno del quale continuamente si definisce e più in particolare punta anche sulle risorse dei familiari per affrontare la sofferenza psichica. Pone attenzione alle forme di comunicazione disfunzionale tra i diversi componenti del nucleo familiare. È indicata per problemi familiari o coniugali, bambini o adolescenti con comportamenti problematici, anoressia, consumo di droghe.
Terapia di gruppo. Si tratta di una forma di psicoterapia in cui l'intervento del professionista viene fatto all'interno di un raggruppamento di persone che hanno un problema in comune, per esempio hanno perso il figlio o il partner o anche un problema meno specifico. L'obiettivo è condividere l'esperienza e trovare tutti insieme i modi più efficaci per superarla.

Professionisti a confronto: psichiatra o psicologo?

Sono diversi i professionisti che si occupano di salute mentale. Ecco quali sono le differenze tra loro.

Psichiatra. Ha una laurea in medicina e chirurgia e una specializzazione in psichiatria. Essendo un medico, può anche prescrivere farmaci, ma non necessariamente: a seconda delle esigenze del paziente, può decidere di utilizzare solo la terapia farmacologica, o soltanto la psicoterapia, oppure entrambe.
Psicologo. È laureato in psicologia e ha conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione dopo il tirocinio di un anno ed il superamento di un esame di Stato. Non essendo medico, non può per legge somministrare farmaci (al limite può consigliare al paziente di rivolgersi al medico).
Psicoterapeuta. Può essere laureato in psicologia o medicina, ed è iscritto al rispettivo ordine professionale. Ha la specializzazione in psicoterapia (corso quadriennale). Gli psicoterapeuti laureati in psicologia (e non in medicina) non possono prescrivere farmaci.
Neurologo. È un medico specialista nelle malattie che interessano il sistema nervoso centrale e periferico: cervello, midollo spinale e nervi cranici e spinali (nervi periferici). Si consulta se, ad esempio, si hanno vertigini, disturbi dell'equilibrio e della coordinazione, deficit di forza. Tratta cefalee, ictus, epilessia, sclerosi multipla, Parkinson, disturbi del sonno e altro.

(dati tratti da un'indagine di Altroconsumo, giugno 2013)

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